Un bene storico di Decimomannu: Il Sarcofago di Violante Carroz.
a cura di
Salvatore Bellisai
E’ noto che da circa cento
anni, un bene storico di un certo di rilievo presente a Decimomannu, è
costituito dal sarcofago di Violante Carroz.
Questo reperto non è
tuttavia parte della storia del paese.
Violante era figlia di
Giacomo Carroz ( 1420-1469) Conte di Quirra e Vice Re di Sardegna e componente
del Casato Bertran-Carroz.
A partire dal 1469 Violante divenne erede del patrimonio
del casato comprendente il vastissimo feudo di Quirra, la Marmilla e il
Monreale , governando lo stesso fino agli inizi del 1500.
Tra i vari, due fatti
caratterizzano la vita di Violante .
Il primo è quello che la
vide finanziare la costruzione della prima Cattedrale di Ales, luogo in cui
viveva, con l’elargizione della somma di 5000 scudi realizzati a seguito della
vendita della Baronia di Orosei. La somma venne elargita a Mons. Sanna, primo
Vescovo della Diocesi di Ales-Terralba, che consacrò la Cattedrale il 13
novembre 1507.
Il secondo, è quello che la
vide disporre nel 1508 l’impiccagione di Giovanni Castangia, suo Cappellano ,
reo di aver apertamente espresso dei
giudizi sulla vita dissoluta e spregiudicata che la Contessa conduceva in quegli
anni. Per tale fatto Violante fu tuttavia
processata e condannata ma riuscì a fuggire in Spagna dove il Re le concesse la
grazia.
La Contessa tornò
successivamente in Sardegna ritirandosi umile e penitente in un chiostro
poverissimo presso la Chiesa di S. Francesco di Stampace in Cagliari ove i
monaci, alla sua morte, la seppellirono in un Sarcofago in pietra scolpita.
La morte è
ipotizzata dagli studiosi nei primi mesi del 1511 in età di circa 55
anni
Il Sarcofago
Realizzato in pietra
calcare, ha dimensioni : mt. 2,04 di
larghezza; mt. 0,58 di profondità; mt. 0,63 di altezza.
Tre motivi circolari
caratterizzano la parte frontale. Al centro è riprodotta una croce stilizzata
mentre ai lati è riprodotto il leone rampante, simbolo del casato dei Carroz.
Il Sarcofago di Violante Carroz venne collocato
all’ingresso della Chiesa di S. Francesco in Stampace in Cagliari ove erano
sepolti altri componenti il Casato.
Il sarcofago fu custodito
dai frati della Chiesa sino alla metà del 1800 stante anche la circostanza che
sino al 1855 essi usufruirono del legato elargito da Violante che
prevedeva annualmente la elargizione di
50 ettolitri di grano e una somma in denaro .
Il Convento e la Chiesa di
S. Francesco di Stampace, caddero in rovina nei decenni successivi, sia per
incuria della cittadinanza che per gli scarsi mezzi di cui disponevano i
pochissimi frati che vi dimoravano. Il primo venne chiuso nel 1861 e il
campanile crollò nel 1871 a seguito di
un fulmine. La Chiesa, infine, crollò definitivamente qualche anno dopo a
seguito di un violentissimo nubifragio.
L’area in cui sorgevano la
Chiesa e il Convento, divenute
demaniali, vennero messe in vendita dallo Stato ai primi del 1900 ed acquistate
dalla famiglia Cao-Pinna di Cagliari
che rinvenne il sarcofago tra le macerie.
Costoro trasferirono poco
dopo il sarcofago in una loro proprietà rurale nel centro abitato di
Decimomannu, ignari dell’importanza del reperto che presentava rilevanti
condizioni di usura dovute al tempo.
Le oscure origini del
reperto e l’incuria ulteriormente subita,
lo trasformarono prima in
“abbeveratoio per animali” poi in “ contenitore per fiori “.
Solo intorno al 1930 la
sensibilità della signora Leonilde Sacerdoti, consorte del Conte Ottavio Cao
Pinna, figlio dell’acquirente dell’ area demaniale, ipotizzò la rilevanza
storica del sarcofago. Di ciò trovò conferma, da parte dell’allora giovane
archeologo prof. Giovanni Lilliu che la rese edotta della storia di Violante
Carroz.
La proprietà rurale della
famiglia Cao-Pinna passò ( come tante altre del luogo) nel 1934 al giovane imprenditore agricolo Signor Marco D’Acunto
( 1912-2003), originario di Minturno (Latina) che acquisì lo stesso Sarcofago.
Alla sua morte, la titolarità della custodia del Sarcofago è
passata al nipote Salvatore Bellisai di
Decimomannu, che, di fatto, è stato l’artefice dal 1990 in poi del suo
integrale recupero allo stato originario e alla sua valorizzazione.
Nel corso dei decenni è
stato oggetto di attenzione da parte di studiosi, scolaresche varie che lo
hanno fotografato e filmato.
Per quasi due anni (
2001-2002) è stato esposto presso l’Antiquarium Arborense di Oristano in
occasione della mostra Castella Arborensia ( i Castelli dell’Arborea).
Agosto 2004